Iraq

L’America scopre di essere in guerra

26 03 2003 - 16:09 · Flavio Grassi

E non gli piace.

Il New York Times di oggi parla di un sondaggio condotto insieme alla CBS, che mostra la caduta verticale delle aspettative di una soluzione veloce della guerra.

L’articolo riporta anche alcuni brani di interviste raccolte fra la gente.

“Penso di essere stata dentro un sogno allucinato quando pensavo che nessuno sarebbe rimasto ucciso” ha detto Shirley Johnson, una 79enne di Davenport, Iowa, iscritta al partito Repubblicano. “Ma all’improvviso la gente ha cominciato a morire e ora sono sconvolta.”

Pam Wallman, sessantenne di Fort Lauderdale, Florida, ha detto: “Penso che l’opinione pubblica americana sia stata fatta fessa con la convinzione che le nostre truppe potessero semplicemente andare lì, ripulire tutto quanto e tornare a casa in dieci giorni.”

L’espressione che ho tradotto come “sogno allucinato” è “pipe dream”. Letteralmente vuol dire “sogno da pipa”, cioè un sogno indotto dal fumare oppio.

I fumatori di oppio pagano i bei sogni con un risveglio molto sgradevole. E tanto più abbondante è stato l’oppio fumato e quindi lungo e profondo il sonno, tanto più doloroso è il risveglio.

Temo che il ritorno alla realtà della mia amata America sarà insopportabilmente doloroso: la pipa è stata caricata con una dose di oppio quasi suicida. E purtroppo non è ancora del tutto vuota.

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Ancora Shock and Awe

25 03 2003 - 12:07 · Flavio Grassi

L’espressione è il titolo di un documento pubblicato nel 1996 (1996!) da un centro di studi strategici del Pentagono.

La lettura del documento è appassionante.

Il sottotitolo è: “Achieving Rapid Dominance”: ottenere una rapida supremazia.

La dottrina della Rapid Dominance è il fulcro del rapporto, in cui si leggono brani come questi:

Data questa realtà della nostra supremazia militare, che può estendersi e si estenderà nel futuro per un tempo considerevole, a patto che siamo pronti a usarla…

L’addestramento, il morale e la prontezza al combattimento sono beni deperibili che richiedono sia un generoso investimento di risorse sia un costante nutrimento (careful nurturing).

Oggi il più grave ostacolo da fronteggiare per mantenere la supremazia militare potrebbero consistere paradossalmente, nel superare l’inerzia derivante da questo successo. Potremmo diventare il nostro peggior nemico.

Il principale meccanismo per ottenere questa supremazia è precipitare l’avversario in condizioni di “Stupore e terrore” (Shock and Awe: qui nasce l’espressione) tali da convincerlo o costringerlo ad accettare i nostri fini strategici e obiettivi militari. Chiaramente devono essere impiegati inganno, confusione, misinformazione e disinformazione, anche in dosi massicce.

Meditate, gente, sui briefing del generale Frank e sulle notizie che arrivano dai corrispondenti “embedded” (traduzione letterale: “fermamente trattenuti da una massa circostante”) nei reparti militari.

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Shock and Awe

25 03 2003 - 10:05 · Flavio Grassi

Un articolo piuttosto sarcastico sulle traduzioni italiane di «Shock and Awe» comparso sul Riformista, è stato citato e lodato da Camillo e Wittgenstein i blog fiancheggiatori del Foglio di Ferrara. E già questo dovrebbe preoccupare non poco l’autore.

Esercizio difficile e denso di pericoli, la satira delle ignoranze altrui. Non solo capita che «terrore» sia una traduzione più che accettabile per «awe», ma le sue sfumature semantiche rimandano in maniera sinistra al linguaggio biblico-apocalittico di cui si nutre Bush (che è un fondamentalista cristiano), non certo al gergo adolescenziale.

Altro che ficata: «awe» è il terrore stupefatto e angosciato di fronte all’incomprensibile, al troppo grande: come Dio, per esempio.

Per intenderci:

Salmi, 033:008 (King James Version)
Let all the earth fear the LORD: let all the inhabitants of the world stand in awe of him,

Nella versione italiana, lo stesso versetto è reso (con meno forza) così:

[8]Tema il Signore tutta la terra, tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,

La cosa inquietante è che il salmo, il cui titolo è «Inno alla Provvidenza» prosegue:

[9]perché egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste.

[10]Il Signore annulla i disegni delle nazioni,rende vani i progetti dei popoli.

[11]Ma il piano del Signore sussiste per sempre,i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.

[12]Beata la nazione il cui Dio è il Signore, il popolo che si è scelto come erede.

Bush i Salmi li conosce a memoria, e mi stupirei molto se non avesse presente proprio questo nel decidere l’operazione. Dato che si è autonominato portavoce di Dio, lui parla e la guerra è fatta, comanda e la democrazia esiste.

Brividi.

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Le armi di Saddam

20 03 2003 - 10:03 · Flavio Grassi

Vorrei occuparmi di viaggi, ma come si fa a pensare ad altro che alla guerra, oggi?.

Anthony Cordesman, ricercatore del Center for Strategic and International Studies, ha scritto un interessante editoriale per il New York Times.

Spiega che le truppe americane non corrono grossi rischi perché le armi che Saddam ha a disposizione sono obsolete e non possono fare granché male.

Lo sospettavamo, il che fa di noi dei grandi esperti militari, suppongo. La conclusione dell’articolo è che a Saddam sarebbero occorsi anni per mettere a punto nuove armi veramente pericolose.

Dato che nel frattempo il povero Blix chiedeva solo qualche mese per completare le ispezioni, si deduce che non c’era proprio nessun bisogno di mettersi a sparare.

Ma invece di venirle a raccontare oggi a noi, queste cose il signor Cordesman non poteva dirle a Bush l’altro ieri?

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La Guerra di Troia

19 03 2003 - 15:43 · Flavio Grassi

Se ci fosse bisogno di una ulteriore dimostrazione che – per quanto forse un po’ confusa – per fortuna l’America non coincide con la banda Bush, Il New York Times di ieri ha pubblicato un interessante editoriale sulle lezioni che gli americani dovrebbero trarre dalla guerra di Troia.

Quella come questa: guerra ingiusta, combattuta per motivi futili, costata anni di sofferenze e un’infinità di morti.

La cosa che più fa tremare è la – corretta – definizione della guerra di Troia come la prima “guerra mondiale” della storia. Se questa assomiglia a quella, e quella era una guerra mondiale, domani comincia quella numero 3 che abbiamo tanto temuto finché c’era in piedi l’Unione Sovietica?

Intanto il cretino secondo cui nel 1989 avremmo assistito alla “Fine della Storia” riceve ancora uno stipendio dalla Johns Hopkins University. Misteri accademici.

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