Iraq

Come Chalabi infinocchiò i neocon

4 05 2004 - 12:44 · Flavio Grassi

È lungo, per leggerlo dovete sorbirvi lo spot, ma ne vale la pena. Leggete con calma questo speciale di Salon per capire il motivo principale per cui io non credo alle teorie complottistiche: ci vuole intelligenza per fare un complotto. E gli ex trozkisti diventati esportatori di deocrazia[°] a cannonate possono essere furbetti nella politica politicante, possono essere spregiudicati come tutti i fanatici invasati di verità assolute. Ma i neocon non sono intelligenti. Da studenti erano cretini che deliravano di rivoluzione permanente. Poi sono invecchiati, ma maturati no.

Sommario:

I falchi che lanciarono la guerra all’Iraq credevano al faccendiere esiliato quando lui prometteva di costruire una democrazia laica che avesse buoni rapporti con Israele. Ora il patto su Israele è stato gettato alle ortiche, lui sta facendo le fusa all’Iran—e a quanto pare i suoi sponsor stanno per uscire di scena.

Dal testo:

Perché mai i neocon concessero una fiducia tanto smisurata ad Ahmed Chalabi, un esiliato dal passato pieno di ombre e nessun seguito in Iraq? Una parola: Israele. Essi videro l’invasione dell’Iraq come la premessa a una riorganizzazione del Medio Oriente che avrebbe risolto i problemi strategici di Israele senza bisogno di trattare né con i Palestinesi né con gli stati arabi esistenti. Chalabi gli assicurò che avrebbe costruito una democrazia irachena libera dal nazionalismo arabo, la quale avrebbe sviluppato rapporti diplomatici e commerciali con Israele.

Conclusione:

Un anno dopo i neocon vedono il loro trionfo iracheno ridotto in cenere. I loro alleati israeliani del Likud sono ferocemente divisi sul piano di Ariel Sharon per il ritiro dai territori. È in arrivo un governo iracheno freddo e ostile. Il regime clericale iraniano che odiano ha spettacolarmente migliorato la sua posizione strategica. Qualcuno di loro starà rimpiangendo di aver dato ascolto ad Ahmed Chalabi, il giorno in cui lui gli raccontò le fiabe che volevano sentire.

Se si fossero presi un po’ di tempo per leggere Collodi fra un saggio di Leo Strauss e uno di Donald Kagan, avrebbero saputo che a dar retta a chi ti promette il Paese dei Balocchi si finisce per esser pelle da tamburo. E questo vale anche per i neofresconi di seconda mano che da noi si sono affrettati a cantare le lodi del “leader laico e liberale” Chalabi.

Salon

[°] Ovviamente è un errore di stumpa. Me ne accorgo adesso, diverse ore dopo aver pubblicato il post, e ho deciso di lasciarlo così com’è: a dimostrazione della potenza dell’inconscio. Le mie dita si sono ribellate all’ordine di scrivere “democrazia” in riferimento ai neocon. In effetti il concetto di deo-crazia rappresenta molto meglio l’ideologia dell’ambiente bushista. Brave dita.

Commenti

  1. l'errore di "stumpa" mi inquieta...
    quarky    6 05 2004 - 15:07    #

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