Medio Oriente

Sacro persiano impero

3 03 2005 - 17:21 · Flavio Grassi

Improvvisamente tutti d’accordo come non lo sono mai stati. Bush, Chirach, e ora anche Putin gridano in coro: «Via i siriani dal Libano».

A me mi piacciono le rose, ma quelle bianche sono assai delicate e già questa calca a darsi sulla voce per cacciare i siriani mi fa temere che i candidi petali possano avvizzire molto in fretta.

Defenetstrato il governo filosiriano, ora la chiave per la formazione di un nuovo governo è nelle mani di Hezbollah. E il movimento sciita, ora corteggiatissimo da tutti, è ben deciso a far pesare il suo appoggio, che non sarà concesso senza importanti contropartite politiche.

Hezbollah è sempre stato sostenuto dalla Siria. Ma le radici ideologico-religiose del movimento guardano verso l’Iran: a suo tempo i leader giurarono fedeltà eterna a Khomeini e all’ideale di uno stato islamico in Libano.

Comunque vadano a finire i negoziati con i curdi, l’Iraq sarà presto retto da un governo di ispirazione sciita clericale.

La cosa più importante che sta succedendo in tutto il Medio Oriente è che gli sciiti, che sono generalmente poveri e politicamente emarginati anche dove sono maggioranza, stanno risollevando la testa.

Succede nel piccolo Bahrein dove gli sciiti sono il 70% della popolazione come in Iraq e ora vogliono contare di più; succede persino nel covo dell’estremismo sunnita wahabi, l’Arabia Saudita, dove nelle elezioni amministrative di oggi gli sciiti, che sono una consistente minoranza, si sono precipitati a votare i loro candidati nella speranza di contare di più. La popolazione dell’Azerbaijan è in maggioranza sciita, e dopo dieci anni sotto la cleptocrazia violenta del despota Aliev il paese è una caldaia pronta per esplodere. Gli sciiti sono anche un terzo della popolazione del Kuwait, metà di quella dello Yemen, un quinto di quella del Pakistan.

Per tutti gli sciiti del mondo il faro, l’ispirazione e la speranza si chiama Iran. Badate bene, non tanto perché gli sciiti siano intrinsecamente più clericali dei sunniti. Lo sono, perché nell’islam sunnita non esiste una gerarchia ecclesiastica piramidale come in quello sciita, ma non è questo il punto. Il fatto essenziale, ripeto, è che da gli sciiti sono emarginati e oppressi dappertutto. Tranne che in Iran dove comandano loro dal 1979.

Prima di entusiasmarsi per le rose libanesi non farebbe male rinfrescarsi la memoria su come andò la rivoluzione iraniana. Forse oggi pochi ricordano che le prime proteste contro il regime fascista laico dello scià erano guidate soprattutto da movimenti laici e liberali, con in testa il Movimento di Liberazione Iraniano di Mehdi Bazargan, e che il primo governo repubblicano era guidato proprio dal liberale laico Bazargan. Il quale però fu costretto alle dimissioni pochi mesi dopo, quando la costituzione laica elaborata dal parlamento fu stracciata perché non piaceva a Khomeini. Da lì la nascita della repubblica islamica, e subito dopo il tentativo di abbatterla da parte di Saddam Hussein, il quale tutto si sarebbe aspettato tranne la resistenza al limite della follia che il suo esercito trovò da parte di una popolazione già stremata.

Oggi l’Iran è un paese con un’economia che, nonostante l’ostilità americana e tutte le inefficienze burocratico-clericali, cresce al ritmo del 7% annuo. E forse sta per diventare una potenza nucleare. A proposito, a me viene da ridere quando leggo titoli di giornale dove si evocano scenari di guerra contro l’Iran, sia auspicandoli sia deprecandoli. Ma dico, lo vedete come è ridotto l’Iraq? Bush dove li potrebbe mai trovare i soldati per attaccare un paese grande tre volte tanto e con una popolazione in proporzione?

Non lo vede solo chi non vuole vederlo: il risultato più vistoso della guerra in Iraq e della conseguente destabilizzazione di gran parte del Medio Oriente è già ora un enorme aumento dell’influenza iraniana nell’area, e siamo solo all’inizio. Non importa sapere se davvero, come sostiene qualcuno, i mullah abbiano attivamente partecipato a creare le condizioni per l’invasione americana. Quello che conta è che ne saranno i massimi beneficiari. E nessuno, anche volendo, ci potrà fare niente.

The Globe and Mail, Seattle Post Intelligenter, Washington Post, BBC News, Los Angeles Times, Pacific News Service, Maine Today, Telegraph, et al.

Commenti

  1. Flavio, puoi scommetterci la mongolfiera che l’Iran verrà molto presto bombardato selvaggiamente.

    Poi ovviamente vedremo anche la chiamata alla leva (il famoso Draft) e se tutto va come nei piani arriva anche l’invasione. Quanto ai soldi, vedrai che non sono un problema.
    Carlo Fusco    3 03 2005 - 21:34    #
  2. Singolare la tesi per la quale la defenestrazione dei siriani dovebbe rafforzare hezbollah. La Siria foraggiava hezbollah – anche pfaall lo riconosce – quindi ora c’è da attendersi un suo indebolimento, quantomeno a rigor di logica.
    Del resto hezbollah costituisce una frangia largamente minoritaria dello sciismo libanese, non erano certamente loro a sfilare a Beirut in questi giorni, sicché non saranno loro i protagonisti post- rivoluzione pacifica. Anzi, per dirla tutta, l’opposizione di Jumblatt ha atteso i moti di piazza proprio per non scendere a patti con i rappresentanti di hezbollah in parlamento.

    Interessante ma fuori centro anche il fulcro dell’analisi di pfaall che, in sostanza, ci spiega che gli hezbollah come tutti gli sciiti disseminati nel mondo – iracheni compresi – hanno il loro punto di riferimento nell’Iran sciita di Khomeini e dei suoi successori.
    Due gli errori di fondo: in primo luogo il sogno espansionista (e parlo anche di conquista delle coscienze religiose) di Khomeini si è definitivamente dissolto con la sua morte, avvenuta nel 1989, e dall’ora lo Stato teocratico è in declino irreversibile mentre cresce il pragmatismo politico (l’Iran è lo Stato islamico meno antiamericano dopo la Turchia) che oggi colloca l’Iran (altro concetto segnalato da Pfaall) tra i paesi a maggior tasso di sviluppo nel mondo.
    In secondo luogo, la cultura sciita è quella che più di ogni altra consente l’innovazione nell’interpretazione del corano, che non è codificata come per l’islam ortodosso sannita: onde una democrazia islamica moderata in un paese a maggioranza sciita (Libano, Iraq e, speriamo presto, Iran) è tutt’altro che una chimera.

    Infine, a proposito della rivoluzione iraniana, era del tutto fisiologico che vincesse le elezioni Beheshti, che era un liberale per modo di dire, essendo viceversa un capopopolo vicino ai mullah, in luogo di Bani Sadr, l’intellettuale di sinistra. E’ anche vero che cacciato il primo, il popolo nominò il secondo a Presidente della Repubblica islamica nel 1980, il tutto con il beneplacito di Khomeini.

    Insomma è una storia complessa nella quale si impastano miseria, delusioni delle aspettative derivanti dalla fine dalla monarchia, fanatismo religioso, ma anche pragmatismo, cultura, impressionante capacità dinamica della fede sciita: che, nel breve volgere di qualche decennio, è passata dalla rivoluzione oscurantista di Khomeini a quella dei ragazzi libanesi.


    Perchè vedi il mondo così nero, pfaall?
    persino francesco    3 03 2005 - 23:24    #
  3. Chi dice che lo vedo nero?
    Pfaall    4 03 2005 - 07:02    #
  4. non credo sia una visione pessimistica, probabilmente è il modello che si affermerà e non è detto sia un male per la comunità internazionale.
    meglio avere un modello chiaro nel mondo arabo con cui rapportarsi invece di decine di pazzoidi dittatori imposti dall’occidente che riescono solo ad alimentare l’estremismo anno dopo anno.
    purtroppo tutto ciò va contro gli interessi di questo governo USA.
    ezekiel    7 03 2005 - 02:45    #
  5. Una domanda: l’evoluzione che tu tracci, era secondo te prevista (e voluta) o sarà l’effetto collaterale di una politica assai miope?
    Domiziano Galia    9 03 2005 - 10:22    #
  6. La seconda che hai detto.
    Pfaall    15 03 2005 - 08:45    #

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