Medio Oriente

La coperta corta del parlamento libanese

15 03 2005 - 07:36 · Flavio Grassi

Pari e patta, dunque. A me i numeri che girano da entrambe le parti continuano a sembrare un po’ munchauseniani: con un milione di qua e un milione di là sarebbe scesa in piazza più di metà dell’intera popolazione libanese. Solo a Beirut, senza contare i duecentomila della manifestazione Hezbollah di domenica a Nabatiya.

Ma come ho già scritto, indipendentemente dall’attendibilità o meno dei meri dati aritmentici, resta il fatto che si tratta di manifestazioni di dimensioni imponenti.

Cosa ne ricaviamo? Tralasciando le sciocchezze sul &contagio democratico» (in Libano votano, con competizioni elettorali anche molto accese, da decenni: figuriamoci se avevano bisogno di guardare l’Iraq per svegliarsi), direi che siamo di fronte a prove di mobilitazione in vista delle elezioni di maggio.

Se dovessimo giudicare dalla partecipazione alle manifestazioni dovremmo concludere che oggi Hezbollah conta grosso modo quanto gli tutti gli altri (cristiani, drusi e sunniti) messi insieme, o poco meno. Dato che quadra con le stime sulla composizione religiosa che, in assenza di dati ufficiali, danno gli sciiti intorno al 40% della popolazione.

Questo è un problema, perché la il trattato di Taif prevede che i seggi in parlamento siano divisi esattamente a metà fra cristiani e musulmani. Il lato musulmano è una coperta troppo corta per sciiti, drusi e sunniti: qualcuno sarà necessariamente sottorappresentato e scontento.

Quanto scontento lo vedremo.

Commenti

  1. Beh, le elezioni sono una cosa, le manifestazioni oceaniche, pacifiche e dichiaratamente non partitiche, per ottenere o conservare l’autonomia del Libano (dalla Siria gli uni, dall’occidente gli altri), sono ben altro. Queste ultime, infatti, non si sono mai verificate in Libano prima d’ora.

    L’influenza della guerra in Iraq nella fase di trasizione libanese, ciò che hai definito, con la consueta misura, “sciocchezze”, sembra essere ben chiara almeno ad uno dei protagonisti diretti della vicenda, il presidente Assad, il quale afferma di volersi ritirare dal Libano “se non è gradita la nostra presenza” (ha mai affermato una cosa del genere, prima?) e che è certo che lui non si comporta “come Saddam”.

    Poi tengo a precisare che Hezbollah non rappresenta la complessa galassia degli sciiti libanesi: ad es. in Parlamento, ha conquistato a malapena il 10% dei seggi.

    Si è in definitiva passati, sul piano oggettivo, da una cappa di quiete violenta ad un movimento pacifico che porta con sè qualche prospettiva di miglioramento.
    persino francesco    15 03 2005 - 22:28    #

non è più possible commentare questo articolo