Giornalismo e comunicazione

Gola Profonda in piazza

23 04 2003 - 15:50 · Flavio Grassi

No, non è il remake in chiave esibizionistica di uno dei masssimi classici del porno.

Pare che gli studenti di un corso di giornalismo siano riusciti a identificare l’informatore che passava a Bob Woodward e Carl Bernstein le notizie su cui loro costruivano gli articoli relativi al Watergate. Ne parla TalkLeft, che riprende la notizia dalla Upi.

Trent’anni fa il Washington Post fece dimettere Nixon. Oggi probabilmente licenzierebbe Woodward e Bernstein.

L’insegnante che ha guidato i ragazzi è Bill Gaines, uno che ha vinto due Pulitzer. Che siano rimaste solo le università a fare giornalismo investigativo?

Giornalismo e comunicazione

Epidemie

22 04 2003 - 15:18 · Flavio Grassi

Le carriere stroncate dell’ex ministro della sanità cinese e dell’altrettanto ex sindaco di Pechino dimostrano che sottovalutare l’impatto della Sars è pericoloso.

Tuttavia.

Stando ai dati della Organizzazione Mondiale della Sanit finora sono morti di “polmonite atipica” una decina di persone al giorno. Brutta cosa, soprattutto per le vittime e le loro famiglie.

Il problema è che controllando i dati del 2002 si nota che ogni giorno le infezioni respiratorie uccidono circa 10.000 persone.

È giustificato dedicare buona parte degli spazi informativi a una malattia che, per quanto seria possa essere, è responsabile di un millesimo dei decessi nella sua categoria?

Solo in Italia, la polmonite normale (quella che alle elementari ci hanno dato per sconfitta dalla pennicillina, per intenderci) ha ucciso nel 1999 qualcosa come 8921 persone. Nel 1195 i morti erano stati 6908.

In cinque anni le morti causate dalla polmonite nel corso di un anno sono aumentate di 2000. Ma non mi sembra di aver visto prime pagine e intere sezioni di quotidiani dedicate a questa epidemia.

E ricordate la tubercolosi? La malattia di Violetta. Non c’è più, giusto? Sbagliato. Nel 2001 i morti di “mal sottile” nel mondo sono stati più di un milione e mezzo. Persino la medioevale lebbra circola ancora, e ha fatto quattromila morti.

Forse è inevitabile che una nuova malattia faccia più paura di una già nota. Ma quando muori, non ti importa mica tanto di sapere se è per un virus nuovo o per un vecchio batterio.

Eclectica

Teletrasporto

22 04 2003 - 08:58 · Flavio Grassi

Questa mattina attraversando i giardini pubblici ho visto un ragazzo singalese che leggeva il giornale. Vicino c’era una panchina vuota ma lui era seduto sulla radice di un albero, come preferiscono loro.

Il suo modo di star seduto e di reggere il giornale, gli eleganti quanto per me indecifrabili ghirigori stampati sulla carta, l’ombra dell’albero sull’erba appena tagliata: per un istante la mia anima ha fatto un giro all’Orto Botanico di Kandy.

Mi piace vedere facce di tutti i continenti per le strade di Milano. Ogni tanto puoi uscire di casa e fare una deviazione dall’altra parte del mondo prima di cominciare la giornata in ufficio.

Si potrebbe regalare un bel giro del mondo a Bossi.

Iraq

Un vento gelido

17 04 2003 - 20:02 · Flavio Grassi

Questo è il passaggio centrale di un discorso tenuto dall’attore Tim Robbins
che, insieme alla sua compagna Susan Sarandon, è impegnato contro la guerra in
Iraq.

Ho omesso i riferimenti troppo legati all’attualità americana per essere
significativi.

Il testo completo del discorso è
qui.


La cosa più spaventosa del weekend è stata la quantità di volte in cui siamo
stati ringraziati per la nostra opposizione alla guerra da chi riteneva fosse
pericoloso esporsi nella sua comunità, nella sua vita. Continuate a parlare,
dicevano, io non ho potuto aprire bocca.

Un parente mi ha riferito che un insegnante di storia dice al suo figlio
undicenne, mio nipote, che Susan Sarandon sta mettendo in pericolo le truppe con
la sua opposizione alla guerra. Un altro insegnante, in una scuola diversa,
chiede a nostra nipote se intendiamo assistere al saggio scolastico. Non li
vogliamo qui, ha detto il plasmatore di giovani menti.

Un altro parente mi ha raccontato che un consiglio scolastico ha deciso di
cancellare una iniziativa in cui chiedeva un minuto di silenzio per i morti
nella guerra perché gli studenti che la proponevano intendevano includere i
civili iracheni nella loro preghiera silenziosa.

Un insegnante di un’altra scuola è stato licenziato per aver indossato una
maglietta con il simbolo della pace. E un amico di famiglia mi ha riferito di
aver sentito in uno stato del sud il conduttore di una trasmissione radiofonica
che chiedeva l’assassinio di un importante attivista anti-guerra. Minacce di
morte sono state recapitate a casa di altri importanti attivisti contrari alla
guerra…

Susan e io siamo messi alla gogna come traditori, sostenitori di Saddam e vari
altri epiteti…

Una famosa rockstar di mezza età mi ha chiamato la settimana scorsa per
ringraziarmi per il mio impegno contro la guerra. Ed ha proseguito dicendo che
lui non può esporsi perché teme le reazioni di Clear Channel. “Promuovono
i nostri concerti” mi ha detto. “Sono proprietari della maggior parte delle
stazioni che trasmettono la nostra musica. Non posso dire niente contro questa
guerra.”

Un vento gelido soffia su questa nazione. Un messaggio viene mandato dalla
Casa Bianca e i suoi alleati nelle stazioni radio e nelle televisioni… Se ti
opponi a questo governo, ci possono essere e ci saranno conseguenze.

Ogni giorno, l’aria risuona di avvertimenti, minacce velate ed esplicite,
invettive virulente e odio verso ogni voce di dissenso. E il pubblico, come
tanti parenti e amici che ho visto in questo fine settimana, siede in muta
opposizione e paura.


Continua a parlare, Tim. Noi che la amiamo rivogliamo l’America.

Giornalismo e comunicazione

Ultimo Stato

17 04 2003 - 16:22 · Flavio Grassi

Poi non ne parlerò più, ma adesso non resisto.

Aveva ragione Luca Sofri: l’unico buon motivo per non fare la parodia di Quinto Stato è che loro sono insuperabili a farsela da sé:

Per il livello legale: io non ho diffidato niente e nessuno. Ti ho solo evidenziato che una testata registrata deve ottemperare determinati canoni, il cui rispetto va al di là della volontà della testata stessa. Parlando di grane legali ti facevo notare che, copiando un logo in quel modo, con la url quintostato.splinder.it, ti stai esponendo a comportamenti discutibili da un punto di vista legale.

O questo messaggio attribuito a uno dei redattori di “Quinto Stato” è apocrifo, o più che di parodia c’è bisogno di ripetizioni di italiano.

Giornalismo e comunicazione

I giornalisti americani

17 04 2003 - 14:58 · Flavio Grassi

I giornali americani continuano a essere universi maschili, che stanno invecchiando e abbandonano il partito democratico. Ma non diventano repubblicani.

Lo rivela uno studio della Indiana University. La ricerca è particolarmente interessante perché è la quarta di una serie condotta a cadenza decennale a partire dal 1971.

Fra i punti interessanti rivelati dallo studio, l’apparentemente inattaccabile prevalenza maschile nella professione. Aumentano le donne che si laureano in giornalismo, ma la proporzione donne/uomini fra i giornalisti in servizio attivo è inchiodata sui livelli di venti anni fa.

I politici repubblicani si sono sempre lamentati del fatto che la stampa fosse egemonizzata dai democratici (mi sembra di averla già sentita, questa). E in effetti l’incidenza di elettori dichiaratamente democratici fra i giornalisti è sempre stata più alta che nel resto della popolazione. Ma la forbice si sta chiudendo. L’aspetto più curioso è che abbandonano i democratici ma non vanno verso i repubblicani. Si stanno orientando sempre più verso i partiti minori, di cui noi spesso non conosciamo nemmeno l’esistenza.

La ricerca non lo dice, ma ho il sospetto che il partito che più attira i nostri colleghi americani sia il Libertarian Party, che spopola anche fra i blogger più seri.

Ne parla anche First Draft, che aggiunge commenti e link di approfondimento.

Giornalismo e comunicazione

Questo è un flame

17 04 2003 - 12:10 · Flavio Grassi

Il 2 dicembre 2002, “Quinto Stato” presenta il suo manifesto, che finisce così:

...in totale controtendenza nei confronti di quell’ideologia neoliberista che, mentre esalta il libero mercato, uccide innovazione e competizione armando i monopoli con leggi antidemocratiche sulla proprietà intellettuale e sulla privacy.


Il 16 aprile 2003 con la levità di un burosauro “Quinto Stato” minaccia di azioni legali un blog che prendeva in giro la sua seriosità fumosamente vanagloriosa.


Non ci siamo, non ci siamo proprio.


Si potrebbe fare una lunga trattazione dell’argomento. Ma siccome ho altro da fare, mi limito a qualche puntualizzazione necessaria.


Viene il dubbio che il direttore Formenti e gli altri di “Quinto Stato” non leggano se stessi:

la patente ideologica “alternativa” non garantisce nessuno strumento di comunicazione (blog, tv di strada, radio libera) dal rischio di riprodurre i difetti dei media che esibiscono patenti professionali
Ma chi ce la dà la patente?

Cominciamo dall’ovvio: chi si propone di combattere le “leggi antidemocratiche sulla proprietà intellettuale” e poi minaccia azioni legali per proteggere il suo presunto marchio è un diavoletto maldestro a cui scappa fuori il codino dalle braghe. Il monopolio sbagliato è sempre quello degli altri, e il copyright sbagliato è quello degli altri. Esattamente come per i nostri governanti attuali la lottizzazione sbagliata era quella degli altri. Vien da usare espressioni quanto mai scurrili per invitare costoro a espletare una funzione che – gli si augura – il loro organismo svolge già quotidianamente con piena soddisfazione.


Nel merito. Il gruppo di “Quinto Stato” accampa diritti legali e sputa minacce senza sapere quel che si dice.



  1. Non possono reclamare il copyright sull’espressione “Quinto Stato” perché non l’hanno inventata loro. Fra l’altro, è il titolo di un libro di Ferdinando Camon uscito nel 1970. Semmai potrebbe essere Camon a reclamare i suoi diritti.

  2. Il loro sito usa in maniera abusiva il simbolino ®: la registrazione di una testata presso il tribunale (imposta da una legge del 1948, non dalla FNSI come dicono loro, dato che il sindacato dei giornalisti non c’entra proprio niente) non equivale al deposito di un marchio commerciale. C’è un’abbondante giurisprudenza in proposito. Se uno vuole proteggere una testata come marchio deve seguire la procedura specifica.

  3. Nel caso di “Quinto Stato”, il deposito del marchio sarebbe comunque uno spreco di denaro. In Italia i depositi vengono accettati senza verifica preventiva, quindi se voglio io posso anche depositare come marchio registrato, che so, “pane”. Però poi non posso in nessun modo impedire ad altri di usare la parola perché è preesistente, quindi il mio deposito è di fatto nullo.

  4. Per abbondante e univoca giurisprudenza, le testate “deboli”, cioè che usano parole o espressioni preesistenti, non sono difendibili contro testate concorrenti anche molto simili. Quindi chiunque abbia tempo e denaro da sprecare potrebbe registrare in tribunale testate come “Il quinto stato” “Quinto stato e mezzo”, “Quinto staterello”, ecc.


Sarebbe meglio che prima di fare a vanvera minacce da Bravi donrodrigheschi, i (non)signori di “Quinto Stato” si informassero meglio sulle leggi che pretendono di usare come randelli.


E, per chiudere, io personalmente non ne posso più di sbruffoncelli che pretendono di inserirsi nella grande tradizione progressista delle rivoluzioni borghesi e del movimento operaio e poi si comportano nello stesso modo in cui scrivono: come i più beceri burocrati zaristi.


Propongo una iniziativa per diffidare “Quinto Stato” dall’attribuirsi un progressismo di cui ovviamente ignorano il significato.


E, per quel che vale, invito gli animatori di quINTOSTATO e tutti i blogghisti volonterosi a riprendere e moltiplicare. Non vale la pena di registrare testate, ma riempire la blogsfera di “Qui ntostato”, “Quiquo Stato” e, perché no, “Sesto Stato”, “Settimo Stato”, ecc.—oltre alle varianti già proposte sopra e tutte le altre che la fantasia collettiva creerà, sarebbe una bella lezione. Senza rischi, vi assicuro.

Iraq

Nel palazzo di Saddam

16 04 2003 - 09:50 · Flavio Grassi

Christopher Allbritton pubblica il suo reportage su una Tikrit spettrale.

E visita il palazzo presidenziale di Saddam. Da cui i mobili sono stati portati via prima della guerra, e per i saccheggiatori sono rimasti i biscotti in cucina.

Iraq

La Siria dopo le elezioni

15 04 2003 - 19:59 · Flavio Grassi

Seconto Warblogging
Bush aspetterà fino a dopo le elezioni per attaccare la Siria.

E poi sarà la volta dell’Iran, come previsto da tempo.

Se è vero, rimane la speranza che Bush perda così tutti possiamo respirare.
Io rimango meno ottimista.

Iraq

Dei santi e delle stalle

15 04 2003 - 18:06 · Flavio Grassi

Emerge sempre più chiaramente che alla Casa Bianca e dintorni si pensava che l’Iraq fosse un luogo in cui si erano insediati 55 demoni fuggiti dall’Inferno che erano riusciti a prendere prigionieri 26 milioni di serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, arcangeli e angeli, più qualche santo di quelli bravi.

Così prima si sono sorpresi e un po’ risentiti di non essere accolti con cori celesti e lancio di petali profumati.

E adesso, l’ineffabile generale Brooks rivela che

I don’t think anyone anticipated that the riches of Iraq would be looted by the Iraqi people.
E, dimostrando di possedere un senso di realtà del quale il suo analista si compiacerà, prosegue:
And indeed it happened in some places.
Non pago di tanta rivelazione, regala ai corrispondenti una notizia che farà la storia del giornalismo e dell’acume militare:
He said that while “it may be after the fact” it remained important to restore institutions and retrieve as many items as possible.

Lo scoop è sul sito della CNN.

Giornalismo e comunicazione

Piccoli sciacalli di rango

15 04 2003 - 17:34 · Flavio Grassi

Il page rank di Google comincia davvero a scricchiolare sotto il peso di spammer fuRRRbi.

Questo è il risultato numero 4 di una ricerca con la stringa “iraq population”.

Date un’occhiata ai link: 80 pagine, tutte su Geocities, tutte identiche tranne per il titolo.

Inutile, ovviamente, commentare i contenuti, ma per come la mettono giù dura quelli di Google con il loro algoritmo “sofisticatissimo”, non ci siamo proprio.

Decisamente, contare i link non basta più per dare risultati soddisfacenti.

Iraq

Niente guerra alla Siria. Per ora

15 04 2003 - 09:11 · Flavio Grassi

Il Guardian riferisce che Bush ha mandato a cuccia Rumsfeld che scalpitava per passare alla Siria.

Non si può. L’anno prossimo ci sono le elezioni e due paesi da ricostruire, Afghanistan e Iraq, bastano. Un’altra guerra ora vorrebbe dire solo altre macerie e altre spese da sostenere proprio durante la campagna elettorale. Quindi per ora, avanti con le pressioni diplomatiche e basta.

Fin qui il Guardian. Però, a costo di apparire preso dalle “conspiracy theories” di cui si lamenta Blair, sia consentito un sospetto. La popolarità di Bush ha toccato le punte massime immediatamente prima e durante l’attacco all’Iraq. Nei prossimi mesi, con le difficoltà della ricostruzione, andrà inevitabilmente scemando.

Intanto, ci sarà il tempo di pasturare il pubblico con il mangime sulle malefatte della Siria che (scommettiamo?) “rifiuterà di collaborare” a sufficienza.

Un bell’attacco qualche settimana prima delle elezioni potrebbe essere quello che ci vuole perché Bush venga finalmente eletto per la prima volta dopo essere stato abusivamente alla Casa Bianca per quattro anni. Si conquisterebbe una specie di sanatoria italica, no?

L’articolo è citato anche da TalkLeft, i cui lettori hanno aggiunto commenti interessanti.

Giornalismo e comunicazione

Notizie false

14 04 2003 - 15:48 · Flavio Grassi

La rassegna stampa di Quinto Stato cita un articolo del Guardian riassumendolo così:

Volpi del deserto: Fox News sotto accusa per aver falsificato notizie dall’Iraq favorendo le posizioni belliche del governo americano.
Non è vero, non è di questo che parla l’articolo.

Quello di cui si accusa Murdoch (insieme alla CNN, Disney, etc.) è di aver preso una posizione pro-guerra al fine di ottenere favori dall’amministrazione Bush.

Anzi, un favore solo, ma gigantesco: l’eliminazione delle regole sulla proprietà dei media. Battaglia in corso da mesi, di cui ho dato conto alcuni giorni fa.

Chiunque abbia dato un’occhiata anche distratta a questo sito sa che sulla guerra la penso più come Quinto Stato che come Fox News. Questo non mi impedisce di notare che un’attribuzione di senso così arbitraria a un articolo segnalato è “falsificare notizie”.

Angoli scuri

Prove generali di Grande Fratello (quello vero)

14 04 2003 - 10:41 · Flavio Grassi

Inquietante la rivelazione riportata da TalkLeft: il governo USA ha ingaggiato aziende private per raccogliere a tappeto dati commerciali su centinaia di milioni di cittadini sudamericani.

I database commerciali sono sistematicamente analizzati anche per ricostruire le mosse dei criminali fuggitivi.

Il bello è che c’è una legge sulla privacy (del 1974) che impedisce al governo federale di raccogliere sistematicamente dati riguardanti i cittadini comuni. Appaltando il lavoro ai privati, però, la legge è elegantemente dribblata.

I sudamericani, e i fuggitivi per ora. Poi tutti gli altri?

Forse è a questo che si riferisce lo spot della Hewlett Packard.

Iraq

I curdi con la divisa di Saddam

14 04 2003 - 09:28 · Flavio Grassi

Fino a prova contraria, Christopher Allbritton si conferma una delle fonti di informazione più attendibili su quello che sta accadendo in Iraq. E ci racconta che faremmo bene ad aspettare il seguito prima di credere ai servizi della CNN.

Nel suo ultimo dispaccio, fra l’altro, racconta che a Kirkuk la situazione è migliore che in altre città, con meno saccheggi. Soprattutto grazie a 1500 poliziotti curdi che, per non irritare la sensibilità di turchi e iraniani, si sono messi la divisa della polizia irachena. Che è identica a quella dell’esercito iracheno.

Così l’impressione un po’ surreale è che in città l’esercito di Saddam stia dando una mano ai Peshmerga.

Giornalismo e comunicazione

Il senno di poi

13 04 2003 - 17:45 · Flavio Grassi

Il “chief news executive” della CNN, Eason Jordan, ha scritto un editoriale sul New York Times intitolato “Le notizie che ci siamo tenuti per noi”. Praticamente una confessione: dice che per dieci anni la CNN ha taciuto parecchie notizie sulle atrocità del regime di Saddam. Lui dice per non pregiudicare la sicurezza dei giornalisti che lavoravano a Bagdad.

Comunque sia, è scoppiato un putiferio. Chiamateli ingenui: gli americani prendono sul serio questioni che a noi fanno ridere, come la credibilità dell’informazione. E si arrabbiano quando scoprono che qualcuno fa il furbo.

Iraq

E adesso che succede?

13 04 2003 - 16:47 · Flavio Grassi

Bush e soci proseguiranno sulla strada dell’unilateralista Rumsfeld o riuscirà a segnare qualche punto il multilateralista Powell?

Se lo chiede Gary Hart, il primo blogger (quasi) candidato presidenziale della storia.

E un lettore commenta interrogandosi sull’affidabilità del sistema elettorale computerizzato.

Viaggi

I viaggi al tempo della Sars

13 04 2003 - 16:29 · Flavio Grassi

Caro passeggero, ricorda che viaggiando ti puoi prendere brutte malattie. Se ti dovesse capitare, vai dal medico e mostragli questo foglio.

Questo è più o meno il senso del volantino che Rolf Potts si è visto mettere in mano all’aeroporto di Tokyo.

Viaggi

Turismo e cibo

13 04 2003 - 16:00 · Flavio Grassi

«Viaggi del gusto», «Viaggi e sapori», e ora «Vie del gusto» (che fino al mese scorso si chiamava «Verde oggi»). Gli editori italiani scommettono sulla gola come motivazione dei viaggi.

David Abrahamson uno dei pochi accademici che si siano presi la briga di studiare a fondo il giornalismo dei periodici, sostiene che gli umori di una società emergono in maniera più chiara dalle riviste che dai quotidiani. Se, come credo, ha ragione, che cosa ci racconta di noi questa tendenza dell’editoria italiana?

C’è un che di regressione a un mondo da novelle verghiane—o addirittura più indietro, al girovagare del picaro Bertoldo—in questo concepire il turismo come un “cercare i posti dove si mangia bene”.

Politica

Blog elettorale

12 04 2003 - 19:24 · Flavio Grassi

La prossima campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti si disputerà sui blog?

Gary Hart sembra pensare che, comunque, avranno un certo peso perché, mentre sta pensando se candidarsi per il partito Democratico, ne ha aperto uno.

Dalle prime battute non sembra essere il più assiduo dei blogger, ma può crescere. Ed ha idee interessanti sul ruolo dell’America nel mondo.

Angoli scuri

La pace e la guerra

12 04 2003 - 18:13 · Flavio Grassi

Mentre si manifesta per la pace…

... il Senato lotta contro il tempo per approvare le modifiche alla legge 185 che renderebbe meno trasparente la produzione e la vendita di armi, e … dal 12 al 15 aprile Brescia ospita la ventiduesima edizione di Exa, una delle più importanti esposizioni per piccoli e grandi produttori di armi di tutto il mondo.
Nigrizia

Giornalismo e comunicazione

La caduta della statua

12 04 2003 - 11:25 · Flavio Grassi

Sempre antipatico proclamare l’avevo detto, io.

Però, guardate qui: Information Clearing House

Giornalismo e comunicazione

Invitateli a Zelig

12 04 2003 - 11:09 · Flavio Grassi

La Cia rifiuta di pubblicare il suo manuale sulla pubblicazione di informazioni
The Memory Hole

Iraq

Progresso

12 04 2003 - 10:28 · Flavio Grassi

12 agosto 1949

La Potenza occupante ha il dovere di assicurare, nella piena misura dei suoi mezzi, e di mantenere, con il concorso delle autorità nazionali e locali, gli stabilimenti e i servizi sanitari e ospedalieri, come pure la salute e l’igiene pubbliche nel territorio occupato, specie adottando e applicando le misure profilattiche e preventive necessarie per combattere il propagarsi di malattie contagiose e di epidemie.
Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra

12 aprile 2003

I SACCHEGGI SONO UN SEGNO DI LIBERTÀ, INSISTONO GLI ALLEATI
...
Washington and London said that it was not the role of soldiers to become policemen, despite growing international calls that urgent action was needed to restore order.
Times Online

Iraq

Guerre preventive

12 04 2003 - 09:56 · Flavio Grassi

Secondo il ministro della difesa indiano, l’India ha molti più motivi per lanciare un attacco preventivo al Pakistan di quanto gli Stati Uniti ne avessero per attaccare l’Iraq.
Yahoo News/AFP

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